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Alla scoperta dell’anima meravigliosa e sregolata di Vincenzo Gemito

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Vincenzo Gemito è tra gli artisti napoletani più rappresentativi dell’Ottocento.

“Egli aveva nome Vincenzo Gemito. Era povero, nato dal popolo; e all’implacabile fame dei suoi occhi veggenti, aperti sulle forme, si aggiungeva talora la fame bruta che torce le viscere. Ma egli, come un Elleno, poteva nutrirsi con tre olive e con un sorso d’acqua.” (Gabriele D’Annunzio)

Accompagnati dalla bellezza e dalla verve di Francesca Manna, giovane attrice esordiente napoletana, ci siamo tuffati nella storia dell’artista Vincenzo Gemito. L’adrenalinica Francesca, fresca di partecipazione al film commedia “Caccia al tesoro” di Carlo Vanzina, ci ha raccontato della sua grande passione per l’arte, sottolineando la sua vicinanza allo spirito meravigliosamente sregolato di Gemito; personaggio sicuramente sui generis, sia dal punto di vista del percorso di vita che da quello strettamente artistico. Gemito, pittore e scultore fu certamente uno degli artisti più rappresentativi dell’Ottocento, e non solo nella sua città, Napoli.

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Vincenzo Gemito.

Formazione artistica da autodidatta.

Con alle spalle il Complesso della Santissima Annunziata, fondato nel 1318 e dedicato alla cura dell’infanzia abbandonata, Francesca, visibilmente emozionata, ci ha raccontato della vita tormentata dell’artista napoletano; abbandonato dalla madre nella Ruota degli Esposti, rifugio dei trovatelli della città. A quattordici giorni dalla nascita fu adottato da una giovane donna napoletana che aveva da poco perso un figlio nato morto.
Noto con l’appellativo “o’scultore pazzo”, Gemito ebbe una formazione artistica da autodidatta, dedito ad una tanto raffinata quanto particolare tecnica di scultura, totalmente diversa dagli altri artisti dell’epoca.

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Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, Napoli.
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Francesca davanti alla Ruota degli Esposti del Complesso della Santissima Annunziata, Napoli.

Gemito e Van Gogh.

Francesca ci cita accoratamente il paragone che la scrittrice Wanda Marasco, nel suo prezioso romanzo “Il genio dell’abbandono”, edito da Neri Pozza, fa tra Vincent Van Gogh e Vincenzo Gemito. Artisti della stessa epoca che hanno importanti caratteristiche comuni: tra queste, oltre alle frequentazioni parigine, la Marasco pone l’accento sulle loro vite difficili e tormentate oltre che sulla loro arte. Arte intenta a ricavare il mito, la grandezza, dagli “attori” della semplice vita quotidiana. Ad esempio Van Gogh ritrae spesso braccianti agricoli, mentre Gemito è incuriosito da pescatori, acquaioli e scugnizzi.

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Vincenzo Gemito – “Pescatorello”.

Esasperato realismo.

Per la sua notevole stravaganza ed il suo “esasperato” realismo, Vincenzo Gemito fu considerato un genio ed un folle dai suoi contemporanei. Fu un artista alla costante ricerca della perfezione, tale era la sua febbrile dedizione per l’arte e la scultura in particolare.

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Vincenzo Gemito – “Acquaiolo”.

Un artista da riscoprire.

Gemito è certamente un artista da riscoprire, da studiare accuratamente e da amare visceralmente. E con noi è concorde Francesca, che beve un caffè in nostra compagnìa, prima di lasciarci per uno dei tanti casting. Notiamo forza e determinazione negli occhi della nostra giovane attrice, in questa fanciulla che certamente Dante e Guinizzelli avrebbero definito dal “cor gentile”. Ci lasciamo con l’augurio di rivederci presto, magari ponendo la nostra attenzione su un’altra delle infinite stelle del firmamento artistico napoletano. Vincenzo Gemito è tra queste, e continuerà a brillare da lassù, indipendentemente da ogni studio o critica d’arte eventuale…(seppur doverosa).

Mostra sugli artisti partenopei a Palazzo Zevallos, Napoli 6/12/17- 8/04/18

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